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  • Cod. co.06
  • 26/05/2015
  • 11:30 - 13:00

Giustizia Digitale

  • In collaborazione con: Logo Poste Italiane

Scuola, giustizia e sanità, a #FPA2015 i grandi temi dell'Italia digitale

L'Italia digitale, la PA connessa e informatizzata sono solo parole se questi obiettivi non incidono poi nella nostra vita. Tre grandi servizi pubblici: scuola, sanità e giustizia, possono essere trasformati da un'innovazione radicale se applichiamo intelligentemente le tecnologie. Nel prossimo FORUM PA ci confronteremo su quel che si è fatto e quel che resta da fare.

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Obiettivo dematerializzazione completa: evitiamo gli anelli deboli

Se si vuole perseguire con efficacia l’obiettivo della dematerilizzazione completa, non si deve fare l’errore di lavorare esclusivamente su alcuni nodi della catena del processo, tralasciandone altri. Un solo anello debole, infatti, compromette gli sforzi di tutta la filiera. È il caso ad esempio della Giustizia come ci ha spiegato Elena Pino che dirige il sistema informatico dell’Avvocatura dello stato, una struttura che sta puntando molto su innovazione e dematerializzazione con una strategia che mira a coinvolgere tutta la filiera a monte e a valle delle proprie funzioni.

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Smart city e taglio dei tribunali

Stavo scrivendo di città intelligenti con un occhio e un orecchio al TG3 dove passavano le immagini delle proteste contro la chiusura, operativa dallo scorso venerdì 13 settembre, di una trentina di piccoli tribunali, di un paio di cento procure e sedi distaccate e di qualche centinaio di uffici dei giudici di pace. Poche volte ho visto plasticamente un tale contrasto tra lo sforzo di modernizzazione e la difesa dell’esistente.

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  • Cod. C.29
  • 18/05/2012
  • 10:00 - 13:00

Giustizia riforme @tecnologie

Solo 5 tribunali dicono NO alla sperimentazione digitale

La settimana scorsa, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta e il ministro della Giustizia Angelino Alfano hanno illustrato il secondo report sullo stato d’attuazione del Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia.

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Un approccio integrato al problema della durata dei processi

Il Dipartimento degli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri è l’organo deputato a curare il contenzioso con la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo riguardo all’eccessiva durata dei processi. Il Capo Dipartimento Zucchelli introduce i lavori sottolineando come alla patologia del fenomeno contribuiscano molte concause: da questioni organizzative ad altre strettamente giuridico/istituzionali. Di certo è da escludere, afferma Zucchelli, che una delle cause sia la scarsa produttività del corpo giudicante nella magistratura penale e civile.

Digitalizzazione, prescrizione e criteri di gestione dei processi

I ritardi di gestione del processo civile, dice Caliendo, sono una delle fonti di legittimazione dei contropoteri criminali e per questo bisogna intervenire urgentemente nel sistema. Non è sufficiente farlo solo con delle norme, ma con dei criteri di semplice gestione organizzativa, come quello di avere a inizio anno un programma di quanti e quali processi chiudere. L’implementazione del processo di digitalizzazione e un serio intervento sui termini di prescrizione sono gli strumenti principali per questa battaglia.

Il sistema degli indennizzi e dei ricorsi

Nicola Lettieri ha passato sei anni alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo occupandosi dei riscorsi contro l’Italia di cittadini italiani che chiedevano indennizzi per l’eccessiva durata dei processi, ora in Corte di Cassazione si occupa dei ricorsi ex legge Pinto. Nel suo articolato intervento, Lettieri analizza il problema nelle sue varie sfaccettature indicando anche gli interessi che si coagulano intorno a processi che durano a lungo e che alla fine prevedono per questo un indennizzo.

Le cause della durata non ragionevole dei processi penali

I risultati delle indagini fattuali sulle cause della patologica lunghezza dei processi penali mostrano come essa non sia da addebitare a questioni legislative, ma a fattori empirici, organizzativi e culturali. I rimedi – dice Iuzzolino - non dovrebbero quindi essere legislativi, ma organizzativi.

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