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La Provincia di Pordenone lavora per l'integrazione

La Provincia di Pordenone nel campo dell’immigrazione e dell’integrazione vanta una case history di tutto rispetto. Nel profondo nord est, dove la crisi non ha risparmiato il distretto del mobile e ha lasciato a casa circa 5000 immigrati regolari, si sperimentano politiche di integrazione e professionalizzazione per gli stranieri disoccupati, prevenendo l'eventualità che gli ex lavoratori dopo sei mesi di disoccupazione si trasformino in immigrati irregolari. 

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L’immigrazione, una “ricchezza” varia e per molti versi sconosciuta

Partecipazione e grande attenzione ai lavori del convegno “Identità e incontro: le politiche pubbliche per l’integrazione” a FORUM PA 2011. Ad un anno dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Piano per l’Integrazione nella Sicurezza l’impegno - che deve essere condiviso e sempre più diffuso – è anzitutto istituzionale ma anche culturale e sociale. La presenza degli immigrati nel nostro Paese, i posti di lavoro che vanno ad occupare, la crisi che per loro è meno sentita: sono tante le ragioni che ci dovrebbero spingere a conoscere meglio i “nuovi italiani”.

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Gli immigrati come risorsa importante del pubblico esercizio.

Per Edi Sommariva l'integrazione dovrebbe rappresentare una mission per un'associazione come la Fipe-Confcommercio, che rappresenta la categoria del pubblico esercizio, ma realizzabile sono in collaborazione con le istituzioni. I numeri del settore riguardanti gli immigrati sono più che positivi: essi rappresentano il 10% (60mila) dei lavoratori dipendenti, e ricevono dai datori di lavoro voti più che positivi rispetto al loro comportamento, inoltre risultano anche più pronti per i corsi di formazione.

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Immigrazione, le previsioni da qui al 2020.

Paolo Feltrin presenta una classica analisi del fenomeno migratorio, concentrandosi solo nell'ultima parte su questioni previsionali a livello nazionale. Feltrin sottolinea che sono soprattutto tre gli elementi da considerare rispetto ai dati strutturali sul fenomeno in Italia: primo il picco degli anni 2000; secondo che esso raggiunge presto tetti simili alle medie europee e ad alta immigrazione; terzo la forte concentrazione territoriale registrata nel nord e nei settori occupazionali più bassi.

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Chiesa, un impegno per educare italiani all'immigrazione.

Secondo Gianromano Gnesotto, in tema di immigrazione occorre uno sguardo lungimirante che non sia basato sull'emergenza, tanto più che associazioni come Ismu e Caritas da anni compiono riflessioni su basi statistiche per dimostrare che si tratta di un fenomeno strutturale e positivo, ossia da considerare come una risorsa e non come un problema. Però siamo solo agli inizi di un cammino di integrazione da compiere, alla luce del concetto di inter e non multiculturalità e secondo un processo bidirezionale, multisettoriale e laborioso.

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Immigrazione, per Pordenone un piano territoriale fondato su facilitazione.

Eligio Grizzo illustra il Piano territoriale per l'immigrazione adottato da due anni dalla Provincia di Pordenone, sottolineando che è stato colpito da alcune teorie di Feltrin visto che la realtà da governare è ben diversa. Di fronte alla crisi economica ed occupazionale che da tre anni ha colpito un'area che in passato era molto florida, per cui era un bacino di sperimentazione della mediazione culturale, si è passati invece all'applicazione del concetto di facilitazione.

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Immigrazione, un modello trans-culturale per trasformare la società.

Secondo Aldo Morrone questo non è solo un momento storico di lacerazione dal punto di vista migratorio, ma anzi potrebbe rappresentare l'opportunità per trasformare la nostra società. Complice un modello non multi ma trans-culturale, che ci permetta di attraversare modelli culturali e sociali diversi, quindi di contaminarci e migliorarci.

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L'immigrazione alla prova dell'emergenza Nordafrica.

Sebastiano Musumeci riconosce che da qualche settimana il fenomeno migratorio ha assunto un carattere diverso, infatti prima si ragionava in termini di diritti-doveri, mentre ora la situazione emergenziale che si accadendo nel Nordafrica pone ad Europa e soprattutto a noi italiani qualche interrogativo.

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L'impegno degli enti locali per richiedenti asilo e rifugiati.

Maria Silvia Olivieri lavora per il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), la rete degli enti locali che, insieme al terzo settore, dal 2001 si occupa di misure di accoglienza integrata per le due categorie di stranieri. Dopo il primo intervento di supporto, essi promuovono percorsi di inserimento socio-economico, per favorire la riconquista dell'autonomia da parte dei loro assistiti

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Immigrazione, un modello interculturale per l'Italia.

Vincenzo Cesareo tenta di dare una definizione del processo di integrazione, stabilendone i due elementi distintivi nella multidimensionalità e nella bidirezionalità. Il relatore individua poi le tre caratteristiche che permettono di metterlo a fuoco: presenza degli immigrati, considerando che non è immediato stabilire chi lo sia; riconoscimento da parte dell'autorità; natura permanente e non provvisoria del fenomeno.

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