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Chiarezza chiarezza, mi punge vaghezza di te... la travagliata vita dell'Agenzia per l'Italia digitale

Così cominciava una bella canzone politica di quando ero giovane. Mi torna in mente stamattina quando ci svegliamo, dopo l’annuncio delle dimissioni di Alessandra Poggiani da direttrice dell’AgID, senza più una guida per la già tanto travagliata strategia per l’Italia digitale, ossia per risalire il baratro nelle classifiche internazionali nel campo probabilmente più importante per l’occupazione e lo sviluppo sostenibile.

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L'Italia al contrario, come allontanare i ragazzi dall'informatica

Il tema delle competenze nella scuola, e di quelle tecnologiche in particolare, è uno degli argomenti ricorrenti nel nostro paese tanto da sfiorare la logica del tormentone: dalla politica delle famose tre i ai ricorrenti proclami dell’importanza di una scuola più moderna e tecnologica. Purtroppo i risultati non si vedono, rapporti ed indici internazionali non fanno che confermare la marginalità delle nostre politiche su questo tema e il ritardo operativo su tutti i fronti. Due casi personali che si inseriscono in questo contesto purtroppo noto.

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Repetita iuvant?

L’agenda per la ripresa proposta al Governo dai sindacati e dalla Confindustria a Genova è certamente la novità politica più importante di questi ultimi giorni, caratterizzati per altro verso da rumori di fondo che hanno spesso poco a vedere con la vita reale dei cittadini e delle imprese. Al di là però della rilevanza del documento dal punto di vista politico, quel che tragicamente traspare dai tre punti proposti (fisco, politiche industriali e riforma dello Stato e della PA) nelle loro varie articolazioni, è che leggiamo per l’ennesima volta cose che sappiamo benissimo. Come più volte mi è capitato di dire il nostro problema non è il cosa fare, ma come farlo effettivamente.

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Decreto sviluppo bis: ora abbiamo qualche mattone per l’Agenda digitale, ma non basta

Sono troppi anni che andiamo sbavando per uno straccio di presa di posizione di Governo sull’Agenda Digitale del Paese per sparare addosso al nuovo decreto legge, che finalmente dedica a questo aspetto fondamentale dello sviluppo una buona parte dei suoi 38 articoli. E questa è senz’altro una buona notizia. Cerchiamo quindi di essere positivi anche nelle critiche: volevamo costruire un importante ed ambizioso palazzo e abbiamo intanto messo giù, sul terreno del cantiere, un po’ di mattoni

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Caro direttore, ti scrivo

Caro direttore, ti scrivo…non so ancora chi tu sia, dovresti essere nominato entro domani (sono passati 30 giorni dal decreto del 26 giugno) a dirigere l’altisonante e ambiziosa “Agenzia per l’Italia Digitale”, ma forse dovrai aspettare qualcosa di più. Saresti dovuto essere scelto attraverso un avviso pubblico, di cui però si sono perse le tracce nella canicola di luglio, ma comunque in un qualche modo sarai scelto e incaricato. Sono certo (quasi certo) che sarai una personalità competente, uomo o donna che tu sia (ma la seconda opzione mi pare fantascienza), sopra le parti, in grado di immaginare un percorso per farci risalire una china internazionale che invece stiamo rapidamente scendendo. Sono certo che avrai chiara l’enorme responsabilità di essere nei fatti il CIO (chief information officer, ossia il capo dell’ICT) del Paese e, se l’accetterai, avrai chiara anche la strada da fare: proprio per questo ti scrivo.

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Tra tagli lineari e spending review che fine ha fatto l'innovazione?

Oramai non fa più notizia o, meglio, non quanto dovrebbe: chiamiamoli tagli lineari o spending review la pubblica amministrazione viene vista e trattata come un corpaccione grasso da snellire rapidamente a colpi di mannaia piuttosto che di chirurgia estetica. Non ci sono dubbi che sia un processo, negli intenti ultimi, necessario ed inevitabile ma quello che lascia perplessi, ogni volta che si riaffronta il problema, è la mancanza di un progetto esplicito su quali siano i modelli operativi e gli strumenti che una pubblica amministrazione mutilata dovrebbe adottare nel cercare, a fronte della drastica riduzione dei costi, di svolgere la propria funzione di pubblico interesse. Una pubblica amministrazione che, continuando su questi passi, è destinata sempre più a diventare quel "regno inerme" ipotizzato da De Rita, sempre più distante dalla società e dai bisogni dei suoi cittadini.

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Agenda Digitale: è l’ora della partecipazione

Si è aperta la consultazione pubblica per le azioni di Agenda Digitale. E’ la prima volta che viene sottoposta a consultazione una politica pubblica di una tale rilevanza ed ampiezza e non possiamo che rallegrarcene. Dall’11 aprile al 15 maggio sarà possibile intervenire compilando un questionario (forse un po’ rigido), esprimendo giudizi e priorità rispetto a ciascun obiettivo e a ciascuna azione delle sei aree tematiche (per ciascuna tra l’altro avremo a FORUM PA un seminario di approfondimento diretto dallo stesso coordinatore del tavolo di lavoro) e, soprattutto, indicare ostacoli e proporre correttivi e esprimere proposte e idee nuove, anche articolate.
Sono ottimista rispetto alla partecipazione, perché c’è grande attenzione e attesa, ma sarei anche più ottimista se avessi trovato sul sito dell’agenda digitale o nei documenti ufficiali risposta ad alcune domande che mi sembrano prioritarie.

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