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Il riduzionismo normativo e comunicativo che blocca l’innovazione

Tre eventi sugli Open Data degli scorsi giorni, apparentemente slegati tra di loro, mi hanno fatto riflettere sui limiti e le possibilità delle politiche dell'innovazione in Italia. L'immagine che ci viene restituita è quella che conosciamo bene di un paese ricco di energie vitali, con singole eccellenze distribuite a macchia di leopardo, ma che non fa sistema, non ha una visione che lo porta a non reggere i confronti internazionali. Non possiamo continuare a considerare l'innovazione come uno slogan da usare a tempo debito, come la foglia di fico per coprire la vergogna delle nostre inefficienze.

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Che fine ha fatto la spending review?

Parola magica per almeno due anni, testimone delle nostre conversazioni a cena e dei discorsi in Parlamento e in televisione, la “spending review” scivola lentamente fuori scena, senza rimpianti e senza grandi applausi. Non è la sola, insieme a lei si eclissa la speranza, invero fallace, che tecniche raffinate di analisi della spesa possano portare a risparmi veri e duraturi senza una riforma sostanziale dell’apparato pubblico. Questa constatazione viene rafforzata in questi giorni da due documenti significativi. Il primo è il rapporto “Prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità”, approvato la settimana scorsa dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti; il secondo spunto è il libro di Marcello Degni e Paolo De Ioanna “Il vincolo stupido” in cui gli autori intrecciano l’analisi del panorama europeo, con le sue rigidità a volte “stupide”, con quella di una politica italiana che non riesce a ricreare le condizioni per la crescita.

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Buone vacanze: ecco da cosa ripartiremo a settembre

Tempo di vacanze per questo agosto autunnale. Nell’augurare a tutti voi (e a tutti noi) il riposo che ci serve e la necessaria distrazione che ci permetta di riempire nuovamente il serbatoio di energia e di nuove idee, vi racconto brevemente le cose da cui ripartiremo alla ripresa il primo di settembre.

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Per una seconda fase degli Open Data in Italia*

L’Open Data Day, celebrato a livello internazionale, è sicuramente l’occasione per una riflessione su quella che è stata in questi anni la via italiana agli Open Data e su quali siano le sfide da affrontare. Quella che possiamo chiamare, infatti, la prima fase degli Open Data è da considerare conclusa anche da noi. Una volta, parlando di questo processo, Tim Berners Lee scriveva che il percorso di liberazione degli Open Data deve partire dall’alto, dal livello intermedio e dal basso. Ed è quello che è successo negli ultimi tre anni anche in Italia.

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The day after : parole e pensieri del dopo elezioni

Inutile parlare dei risultati elettorali: il profondo cambiamento culturale, sociologico e politico della geografia del Parlamento è sotto gli occhi di tutti. Ma si sa che, come diceva il mio amato Gaber, “La realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va” e in genere va dove non ci saremmo immaginati. Insomma tutto cambia e il cambiamento, come sempre, ci interroga. Io provo rispondere a questi muti interrogativi buttando giù qualche breve riflessione su quelli che mi sembrano essere alcuni dei pilastri che, pur nella clima rivoluzionario e vagamente giacobino che attraversiamo, non possiamo permetterci di segare se non vogliamo che il tetto della nostra democratica convivenza ci caschi in testa. Come sempre mi limiterò alle cose che rientrano nel novero dei nostri primari interessi, perché di tuttologi ne abbiamo già abbastanza in TV.

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INPS: dati, metadati e esodati.

Sul pasticciaccio dei dati relativi ai cosiddetti “esodati” è difficile aggiungere parole che non alimentino un’ulteriore confusione, mi pare però necessario che anche qui sfruttiamo l’occasione per imparare dall’esperienza. Voglio quindi ribadire alcuni concetti fondamentali che sono alla base dei nostri valori e del nostro impegno per l’open government e per la trasparenza. Provo a dirvi i miei punti chiave, che riguardano per prima cosa la proprietà dei dati, poi il diritto di accesso e il dovere della trasparenza, poi la cultura del dato e l’obbligo della chiarezza, infine i rapporti istituzionali tra amministrazione e politica. Attendo vostri commenti.

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La PA di Patroni Griffi: ecco i programmi del governo per l’amministrazione pubblica

Forse sfuggita ai più perché tenuta in periodo “natalizio”, l’audizione del Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione in Parlamento è ricca di spunti interessanti e presenta, in forma chiara e immediatamente operabile, quel che il Governo e il Ministro si apprestano a fare nel campo dell’amministrazione pubblica. Ho letto con attenzione queste dense dieci pagine e ve ne ripropongo una sintesi ragionata, partendo da una frase che ne dà in qualche modo la chiave interpretativa. Dopo aver ricordato quanto accaduto nella PA in questi ultimi anni il Ministro Patroni Griffi dice “… sono convinto che la politica pubblica nell’Amministrazione debba cogliere il senso di questo percorso e muoversi in una linea di continuità”.  Vuol dire che per fortuna ci sarà risparmiata un’ennesima riforma del secolo, ma anche che gli sforzi sino ad ora fatti non andranno al macero anche se, come vedremo, i programmi sono ambiziosi e prevedono qualche significativa discontinuità.
Vado ad illustrarvi il documento per rapidi punti:

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Otto azioni contro lo spread digitale

Venerdì e sabato passati si è svolta a Roma, presso l’Università Roma Tre, la prima tappa degli “Stati generali dell’Innovazione”: un’associazione/movimento nata per iniziativa di molte associazioni, movimenti, aziende e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese sono offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. FORUM PA è tra i promotori ed io ho aiutato a dirigere il traffico delle decine di interventi che si sono succeduti sul palco, intervallati da momenti di lavoro di gruppo. Il risultato è stato ricco e operativo: otto proposte, due per ciascuno dei grandi temi affrontati, da sottoporre ora al nuovo governo, ai governi locali, alle imprese, alle associazioni nell’ottica di un processo multi-stakeholder. Ecco il documento finale.

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OPEN GOVERNMENT: La strada obbligata per la PA del FUTURO. Ecco il tema di FORUM PA 2012.

Come ogni anno a ottobre facciamo oggi il punto sullo stato dell’innovazione nella PA e nei sistemi territoriali e proponiamo alla vostra attenzione il tema che ci accompagnerà sino al prossimo FORUM PA 2012 (16-19 maggio).
Nello scegliere l’OPEN GOVERNMENT come tema per la prossima edizione, intendiamo coglierne sin da subito lo spirito e farci interpreti della filosofia che porta con sé chiedendo ai nostri lettori di controllarci, commentarci, correggerci, di agire in prima persona suggerendo emendamenti, casi di successo da porre all’attenzione pubblica, di arricchire la riflessione che da oggi ci accompagnerà fino a maggio con ogni tipo di contributo utile.
Sarà il nostro modo di valorizzare l’intelligenza collettiva che anima la nostra comunità.

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Open Government e Open Data, la prospettiva e la speranza italiana

La diffusione dell'Open Data in Italia sta riproducendo dinamiche simili a quelle che hanno portato alla nascita della telematica pubblica. Un primo nucleo di sperimentatori, di innovatori, di associazioni e di volontari insieme, spesso, alla lungimiranza di alcuni enti locali, permise allora la realizzazione delle prime reti civiche creando la cultura e la prassi necessaria che poi hanno permesso la nascita e la diffusione della telematica pubblica nella forma che oggi conosciamo. Un analogo processo, seppur dai ritmi più sostenuti, sta finalmente portando anche l'Italia ad allinearsi con le esperienze internazionali volte a rendere accessibili e riutilizzabili i dati raccolti e prodotti dalle pubbliche amministrazioni.

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