Cerca: Editoriale, spending review

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Che fine ha fatto la spending review?

Parola magica per almeno due anni, testimone delle nostre conversazioni a cena e dei discorsi in Parlamento e in televisione, la “spending review” scivola lentamente fuori scena, senza rimpianti e senza grandi applausi. Non è la sola, insieme a lei si eclissa la speranza, invero fallace, che tecniche raffinate di analisi della spesa possano portare a risparmi veri e duraturi senza una riforma sostanziale dell’apparato pubblico. Questa constatazione viene rafforzata in questi giorni da due documenti significativi. Il primo è il rapporto “Prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità”, approvato la settimana scorsa dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti; il secondo spunto è il libro di Marcello Degni e Paolo De Ioanna “Il vincolo stupido” in cui gli autori intrecciano l’analisi del panorama europeo, con le sue rigidità a volte “stupide”, con quella di una politica italiana che non riesce a ricreare le condizioni per la crescita.

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Il grasso che cola

Il presidente Renzi ha recentemente dichiarato che “anche nella macchina della pubblica amministrazione alcuni tagli vanno fatti, c'è troppo grasso che cola…” La frase ha acceso ovviamente una polemica significativa, in cui però nessuno ha negato il fatto in sé, ossia che nella PA ci siano sprechi importanti da eliminare, ma ha precisato con forza dove questi sprechi non sono: non sono negli stipendi pubblici ridotti al lumicino dal blocco contrattuale; non sono nei bilanci dei comuni, strozzati dal taglio dei trasferimenti, dal patto di stabilità e dalla crescita dei bisogni sociali; non sono certo nei bilanci delle forze dell’ordine, presidio di democrazia; non sono negli investimenti pubblici, falcidiati drasticamente da una crisi drammaticamente lunga. E così via. Ma allora questi sprechi dove sono?

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Apre FORUM PA 2014. La presentazione di Carlo Mochi Sismondi

Il 27 maggio prossimo a Roma si aprirà la 25^ edizione di FORUM PA, in un momento di snodo importante per il Paese, i tre giorni al Palazzo dei Congressi a Roma (27, 28 e 29 maggio) saranno l’occasione in cui politica, amministrazioni, imprese e cittadinanza attiva saranno chiamati a prendere impegni precisi e misurabili e, soprattutto, a presentare soluzioni concrete per l’innovazione e la costruzione del modello di Paese che vogliamo. Carlo Mochi Sismondi, nel suo editoriale video, ci spiega l'articolazione dell'evento.

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I sei obiettivi del Ministro Madia

Il Ministro della PA e della semplificazione ha presentato ieri le sue linee programmatiche alla Camera: in cinque pagine sono racchiusi sei obiettivi programmatici precisi che spaziano dal personale pubblico alla trasparenza, dalla dirigenza alla semplificazione, dalla revisione della spesa alle pari opportunità. Nel rimandarvi al documento originale, abbastanza breve e scritto in italiano e non in politichese, provo a mettere in evidenza alcuni passaggi chiave e a proporvi un primo commento. Un ‘impressione “over all”: per essere innovativi essere giovani non basta… ma aiuta! Non concordo infatti con chi ha commentato che “sono sempre le solite cose”, vedo molte cose nuove. La sfida sarà portarle a casa.

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Repetita iuvant?

L’agenda per la ripresa proposta al Governo dai sindacati e dalla Confindustria a Genova è certamente la novità politica più importante di questi ultimi giorni, caratterizzati per altro verso da rumori di fondo che hanno spesso poco a vedere con la vita reale dei cittadini e delle imprese. Al di là però della rilevanza del documento dal punto di vista politico, quel che tragicamente traspare dai tre punti proposti (fisco, politiche industriali e riforma dello Stato e della PA) nelle loro varie articolazioni, è che leggiamo per l’ennesima volta cose che sappiamo benissimo. Come più volte mi è capitato di dire il nostro problema non è il cosa fare, ma come farlo effettivamente.

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Per ora 4.028 eccedenze nella PA: troppe o troppo poche?

Prima la comunicazione di Patroni Griffi in un incontro a porte chiuse ai sindacati, poi un twitter con la cifra, infine una tabella proposta sul sito istituzionale: cominciano ad uscire i numeri dei dipendenti pubblici in sovrannumero. Sino ad ora, esaminati 9 Ministeri (ma per es. non Giustizia e MIUR), 21 Enti di ricerca e 20 Enti non economici (ma non l’INPS che è il più grande), il Ministro ha annunciato che, su circa 93.000 dipendenti ci sono 4.028 impiegati di troppo (4,3%), mentre si parla di un eccedenza di 48 dirigenti generali e 439 dirigenti di seconda fascia. Come sempre annunci di questo genere suscitano molte reazioni, anche emotive. Noi però siamo gente appassionata, ma che cerca di ragionare a mente fredda e quindi vi propongo un’analisi che parte dai fatti, legge poi le reazioni, spiega le parole e alla fine, ma solo alla fine propone una provvisoria e personale valutazione.

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Tra tagli lineari e spending review che fine ha fatto l'innovazione?

Oramai non fa più notizia o, meglio, non quanto dovrebbe: chiamiamoli tagli lineari o spending review la pubblica amministrazione viene vista e trattata come un corpaccione grasso da snellire rapidamente a colpi di mannaia piuttosto che di chirurgia estetica. Non ci sono dubbi che sia un processo, negli intenti ultimi, necessario ed inevitabile ma quello che lascia perplessi, ogni volta che si riaffronta il problema, è la mancanza di un progetto esplicito su quali siano i modelli operativi e gli strumenti che una pubblica amministrazione mutilata dovrebbe adottare nel cercare, a fronte della drastica riduzione dei costi, di svolgere la propria funzione di pubblico interesse. Una pubblica amministrazione che, continuando su questi passi, è destinata sempre più a diventare quel "regno inerme" ipotizzato da De Rita, sempre più distante dalla società e dai bisogni dei suoi cittadini.

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Le telefonate degli statali

La circolare del Ministro delle PA e semplificazione Filippo Patroni Griffi che prevede il taglio delle telefonate interurbane e verso cellulari per i dipendenti si presta a più di una considerazione. Non si può che convenire con lui sia sulla necessità del risparmio nelle spese di gestione delle amministrazioni, sia sull’opportunità di non trascurare nessuna spesa, neanche quelle che possono sembrare marginali. Entrando però nel merito sono molto perplesso e vi sottopongo tre riflessioni veloci sotto forma di domande: perché normare gli zombie? Chi governa oggi le spese in ICT delle amministrazioni? Che fine ha fatto l’autonoma responsabilità del dirigente e il “governo per budget”?

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