Cerca: Editoriale, razionalizzazione della spesa

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Ora abbiamo una vera Spending Review, è tempo di fare delle scelte

Venerdì scorso il Commissario straordinario per la Revisione della Spesa Carlo Cottarelli ha presentato al Consiglio dei Ministri il suo piano di proposte per una revisione della spesa pubblica 2014- 2016. Si tratta del primo documento concreto ed organico di spending review dopo i tentativi maldestri del 2007 e del 2009 e dopo il “rapporto giarda”, che però non si è mai concretizzato in un programma di azioni strutturato. Delle cifre si è parlato già tanto e ormai le dovremmo conoscere tutti bene: 7 miliardi nel 2014 (5 se si riuscirà a partire a maggio) e 34 sul triennio 2014-2016. Per questo più che scendere nel dettaglio dei singoli provvedimenti e riportare le tabelle, per altro molto chiare e leggibili, abbiamo provato a fare un’analisi più ampia e a concentrarci sul perché questo documento è così importante per il sistema italiano, e in particolare per il settore pubblico.

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Province sì, province no. Un tema semplice…anzi no

Come sapete, nel nostro percorso verso l’Open Government, abbiamo individuato le necessarie tappe nell’innovazione istituzionale, organizzativa e tecnologica. Dopo aver parlato negli ultimi editoriali dei rischi di trascurare una seria politica di innovazione tecnologica e aver avanzato in questo campo proposte concrete, vorrei oggi occuparmi, brevemente ma con la stessa concretezza, dell’innovazione istituzionale riflettendo insieme sul tema dell’abolizione o meno delle amministrazioni provinciali. Mi servono da spunto in primis la manovra del c.d. “decreto salva Italia” che fa, sulla strada dell’abolizione delle province, tutto quello che la legislazione ordinaria può fare; poi l’assemblea nazionale dell’UPI che lancia il suo allarme di incostituzionalità; infine il bel saggio di Nicola Melideo che abbiamo pubblicato sul nostro sito e che, in forma pacata e razionale, discute a mente libera non dell’ottimo ideale, da situare in qualche Iperuranio, ma del meglio in questo mondo e a condizioni date.

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Pubblico, privato e... : cosa non può mancare nei servizi pubblici

In un momento così triste in cui tante vite sono finite in un rogo infernale a Viareggio credo che, tenendo alla larga le polemiche e le facili strumentalizzazioni da sciacalli, non possiamo però fare a meno di interrogarci, da osservatorio specializzato sull’azione pubblica quale noi siamo, sulla direzione che rischia di prendere l’intero comparto dei servizi pubblici. E intendo per servizio pubblico non tanto o non solo i servizi offerti dalle PA o da società di capitale pubblico, ma ovviamente tutti quei servizi che garantiscono diritti inalienabili dei cittadini: istruzione, salute, giustizia, mobilità, cultura, accesso alla rete, partecipazione, informazione...

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7 milioni di euro a Bolzano, 3,9 milioni in Emilia-Romagna… ed è solo l’inizio: quando la PA dà i numeri!

Torno, come la lingua che batte dove il dente duole, ad un handicap grave che è ahimè presente anche nella PA migliore, quella che vuole cambiare e che si sforza di ribaltare i luoghi comuni della fannullonaggine. Le amministrazioni fanno fatica ad esprimere i loro risultati attraverso i numeri, come invece fanno tutte le aziende.

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Riforma Brunetta, investimenti, risparmi

Risparmiare o investire? Sembra una domanda retorica parlando della riforma della PA, ma - come vedremo - non lo è poi tanto. Visto che si parla di soldi, partiamo dai numeri.
In questa fine giugno, improvvisamente divenuta torrida, docce fredde sono gradite, ma quella che ci ha propinato l’Eurostat è dura da sopportare: l’Italia si classifica terzultima nel PIL pro-capite tra i 15 Paesi della vecchia Europa, è sotto la media anche nell’Europa a 25 ed è appena sopra la media nell’Europa a 27.
Ci sono avanti tutti, tranne Grecia e Portogallo, con stacchi notevoli rispetto alle storiche economie concorrenti di Francia, Germania e Regno Unito, ma anche rispetto alla Spagna che ci supera di quattro punti.

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Noi cambiamo, ma la politica fa altrettanto?

Tre sono i temi di questo editoriale: due riguardano noi, il terzo è, invece, intorno a noi e concerne la tempesta politica che vediamo. Cominciamo da noi: anche il lettore più distratto avrà visto che con questo numero la nostra newsletter cambia. Cambia come formato, come contenuti, come titolo. Dopo oltre 7 anni di lavoro (abbiamo cominciato da "pionieri" nel novembre 2000) e 236 numeri FORUM PA Net va in pensione e così le altre newsletter che negli anni si erano affiancate alla primogenita:

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