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Orgoglio PA: otto occasioni per essere fieri di un lavoro ben fatto, a vantaggio di tutti

Sono anni che ci riempiamo la bocca di meritocrazia, ma di premi ai più bravi in realtà nella PA se ne vedono ancora pochini. Eppure se c’è qualcosa di cui andare orgogliosi è proprio di far bene il proprio lavoro, specie quando, come per chi lavora in un’amministrazione pubblica, questo lavoro ben fatto è a vantaggio dell’intera comunità. Proprio da questo orgoglio vogliamo ripartire per un’operazione che io avevo proposto di chiamare “PA pride” e che i miei collaboratori mi hanno invece caldamente consigliato di chiamare “Orgoglio PA”, che poi vuol dire la stessa cosa, anche se nella mia versione un po’ meno politically correct era più evidente una fierezza combattiva, che va contro i luoghi comuni e che il suo spazio se lo conquista nonostante tutto. Ma, al di là del nome, cosa è “Orgoglio PA”?

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Dirigenti. Ma che vogliamo da loro?

Una lettera, una delle tante che mi arrivano di questo tenore in questi mesi, mi racconta la situazione di un dirigente in un settore a forte innovazione di una città media, alle prese con la difficile missione di innovare nonostante tutto. Non può incentivare nessuno, non può spendere, non può formarsi, non può neanche partecipare a incontri formativi o a momenti di confronto, perché persino le spese per trasferta sono state decurtate senza giudizio discriminante, ma solo con il criterio del taglio lineare. Insomma non può che negare con i fatti quel “governo con la rete”, quell’apertura di idee e di orizzonti che tutte le riforme dichiarano a parole.
In questi casi mi viene da pensare che il legislatore sia strabico e che la mano sinistra non sappia quel che fa la mano destra.

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150 anni: voglia di unità, ma perché? e su che?

 Due sondaggi recentissimi, da prendere come tutti i sondaggi con le molle, ma certamente rivelatori del mood degli italiani, ci riportano, nonostante tutto, una forte voglia di unità e di valori. Nello sfacelo di un crollo di immagine e di affidabilità di quasi tutte le istituzioni pubbliche, Governo in testa, il simbolo dell’Unità nazionale, ossia il Presidente della Repubblica vede aumentare la fiducia degli italiani. Chiamati poi a scegliere la “parola guida” per la ricorrenza dei 150 anni dell’unità, oltre centomila rispondenti indicano un significativo terzetto, che si aggiudica da solo la metà dei voti su ben venticinque scelte: Costituzione, Resistenza, Tricolore. Non è quindi retorica melensa parlare di Unità d’Italia e di come celebrarla in questo 150° anniversario che è stato fonte per ora più di polemiche che di festa.

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Le novità di FORUM PA 2010

In questo video editoriale vi presento i grandi temi e alcune delle principali novità della ventunesima edizione di FORUM PA: da tutto quello che c’è da sapere sulla riforma Brunetta al valore della condivisione dei dati pubblici, fino alla lectio magistralis del premio Nobel Amartya Sen, solo per citarne alcune. Il programma è ricco di approfondimenti verticali, come le Smart Cities e la Sicurezza, tutti sotto una stessa matrice: non si esce dalla crisi senza innovazione.

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Regole fra forma e sostanza

Più o meno è tutta la vita che mi occupo del rapporto tra forma e sostanza nelle regole, almeno da quando alla licenza liceale decisi di discutere il rapporto, per nulla scontato nonostante l’eroismo della fanciulla, tra leggi scritte e leggi non scritte nell’Antigone di Sofocle. Questi giorni, quindi, mi fanno stare con le antenne alzate e, sempre dal mio piccolo posto di osservazione sulla pubblica amministrazione e la sua faticosa riforma, mi fanno molto pensare. Anche ora, infatti, un diritto sostanziale, votare liberamente, si è scontrato con un altro diritto sostanziale, dato dal rispetto delle regole del gioco, in cui la forma è essa stessa sostanza.

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