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Orgoglio e pregiudizio, in tempo di crisi

Orgoglio è parola grossa e un po’ desueta, applicata alla PA sembra, poi, quasi fuori contesto, figuriamoci in un momento, come quello in cui viviamo, che ci porta allarmi continui e incalzanti di una crisi esogena che meno capiamo, più temiamo.
Brunetta, con un intervento come sempre molto diretto, ha alzato la palla parlando di una certa vergogna dell’impiegato pubblico a confessare il proprio lavoro ai figli, contrapposto all’orgoglio sorridente di un mitico “tornitore della Ferrari”. La metafora era chiara e le polemiche, seppure attese, mi sono sembrate in vero un po’ sforzate. Chiarissimo infatti mi è parso nel suo discorso l’incitamento al necessario “scatto d’orgoglio” che recuperi per il pubblico impiego, in questi momenti bui, il ruolo di fattore critico per uscire dalla crisi. Ma c’è un ma….

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Il fattore umano.

Nonostante la mia esperienza ventennale di osservatore della PA e della politica ci sono cose che ancora mi stupiscono e, a volte, mi fanno proprio arrabbiare. In questi giorni ad esempio non smetto di meravigliarmi dello stato di volontaria sudditanza in cui l'amministrazione si mette nei confronti della politica.

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Sedotta e abbandonata

In questa confusione politica con il Governo dimissionario, le elezioni alle porte, molte giunte in prematuro scioglimento, vedo spesso, non sempre e non dovunque, ma spesso, una pubblica amministrazione in stato confusionale, che mi lascia alquanto perplesso.

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