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La convivenza organizzativa: i possibili percorsi di miglioramento

La convivenza organizzativa è denotata dalla caratteristica elementare secondo cui conviviamo con persone che non abbiamo scelto e dalle quali non siamo stati scelti. Rintracciando quelle che sono i 10 fattori caratterizzanti la convivenza, Avallone propone le azioni volte a promuovere la convivenza organizzativa, che si fondano sul rispetto delle regole, tolleranza delle differenze d’opinione, trasparenza e chiarezza nella valutazione, sviluppo dell’innovazione, supporto dirigenziale e solidarietà e sostegno dell’altro.

La comunicazione come leva per coinvolgere le persone

Il benessere, sostiene Stefania Stecca, ha a che fare con il buon grado di impegno cognitivo ed emotivo che le persone, all’interno di un’organizzazione, investono nel loro lavoro. La comunicazione interna può contribuire al miglioramento del benessere organizzativo favorendo quelle condizioni di trasparenza e di conoscenza dell’organizzazione, che permettano al dipendente si lavorare in completa autonomia e nel rispetto degli altri.Leggi tutto

Sviluppare la convivenza per far crescere l’organizzazione

Paola Piva introduce la seconda parte della Giornata degli Innovatori presentando i casi concreti di gestione e cambiamento organizzativo messi in atto non solo in funzione del benessere, ma per un miglioramento della qualità e dei risultati dell’organizzazione. Da una logica psicosociale si passa, dunque, ad un approccio prettamente organizzativo, dove si vogliono evidenziare gli interventi ed i modi di gestione finalizzati ad aumentare il potere organizzativo degli individui, ovvero la percezione e la realtà di poter partecipare attivamente alla creazione delle regole.

Il laboratorio Privacy Sviluppo

La vita privata va esaminata dal punto di vista della protezione e della difesa della propria sfera da interferenze esterne, ma anche rispetto alla capacità di vivere insieme agli altri. Il Garante della Privacy ha avviato un laboratorio denominato “Privacy Sviluppo”, che considera la persona capace di evidenziare i propri desideri e di interrogarsi su come il singolo possa cambiare la realtà circostante.Leggi tutto

Le competenze per l'ascolto organizzativo

La progettazione di una metodologia, sperimentata oggi in molte amministrazioni e definita con il nome di “Circoli di ascolto organizzativo”, nasce dal bisogno di rendere tangibile e concreto il benessere organizzativo. La priorità del progetto, afferma Rinaldi, è stata quella di valorizzare la dimensione delle relazioni delle amministrazioni e dei suoi dipendenti nel percorso di una convivenza organizzativa.Leggi tutto

Le politiche del Dipartimento della Funzione Pubblica sul benessere organizzativo

“Andare a lavorare con piacere” significa, per Stancanelli, andare a lavorare con motivazione e soddisfazione in un luogo piacevole, sia in termini di relazioni umane, sia in termini di infrastrutture in un ambiente, quindi, accogliente e confortevole. Quando si fa un piano industriale di riorganizzazione nella Pubblica Amministrazione il ruolo fondamentale deve essere dato al benessere psico-fisico del lavoratore.Leggi tutto

Le competenze per l'ascolto organizzativo

L’adesione al progetto dei “Circoli di ascolto organizzativo” dell’Agenzia delle Entrate della Regione Lombardia nasce dal comune dell’ideale di convivenza organizzata che si respirava nell’organizzazione. Già da tempo, infatti, si è puntato sulla condivisione tra capo e collaboratore dell’idea di un percorso di sviluppo sulla consapevolezza, prima di tutto del collaboratore, delle proprie aree di miglioramento e dei propri punti di forza. Molto spesso le idee migliori arrivano dal basso; è importante che chi sta più in alto si metta, quindi, in una dimensione di apertura e di ascolto.

La valorizzazione delle differenze di genere nello sviluppo del personale

I focus dell’esperienza della Provincia di Genova richiamano alcune variabili che emergono dall’indagine sul benessere organizzativo, quali la rilevanza all’appartenenza di genere per elevare il livello di benessere, il rispetto delle diversità e l’esigenza di trasparenza ed equità nei sistemi di valutazione.

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Il tempo delle donne: una risorsa inestimabile

I dati OCSE dimostrano che il tasso di fertilità in Italia è fra i più bassi dei Paesi membri, mentre il tasso occupazionale delle madri con figli di età inferiore ai 6 anni è pari al 53%, contro il 78% svedese e il 65% francese. Al contrario di quanto si pensa comunemente, più le donne lavorano e più hanno la volontà/possibilità di avere dei figli.

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