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Trasparenza e valutazione per una PA che riconosca il merito e persegua l’efficienza

Il Ministro Brunetta ripercorre i punti salienti della riforma introdotta con il D.lgs. 150/09 leggendone i diversi passaggi sotto il profilo della trasparenza. Dalla pubblicazione sui siti istituzionali delle consulenze, degli stipendi e dei curricula dei dirigenti, alla divulgazione dei dati sull’assenteismo, dagli obblighi introdotti con il nuovo CAD alle azioni di semplificazione, tutta l’attività del Ministero dal suo insediamento – spiega Brunetta – è stata rivolta a rendere l’azione amministrativa misurabile, valutabile e per questo “rendicontabile”.

Selezione della classe dirigente: una questione da sempre irrisolta

Nel nostro Paese il problema della professionalità e della selezione della classe dirigente non è stato mai affrontato, è un aspetto che è stato sempre rimandato fin dalla nascita dello Stato repubblicano e sul quale mancano sia una riflessione approfondita che regole precise.

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Il ruolo della dirigenza pubblica tra nuove esigenze e limiti normativi

Accreditare e sviluppare le professionalità per avere una dirigenza pubblica all’altezza del compito richiesto è un’impostazione corretta, ma per rendere davvero più efficace il rapporto tra cittadini e PA bisogna tenere conto di alcuni aspetti centrali: lo sviluppo della flessibilità tra comparti e della mobilità tra enti e la necessità di investire in tecnologie in grado di aumentare l’efficienza della PA. Questa la posizione di Graziano Delrio, il quale sottolinea come la discussione sulla PA debba rientrare sempre all’interno di una discussione più ampia sullo sviluppo del Paese.

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Entriamo nel merito. La PA riparte dalla valutazione e dalla promozione della qualità

Presentazione del convegno conclusivo di Forum PA "Entriamo nel merito” La PA riparte dalla valutazione e dalla promozione della qualità". Nel corso dell'incontro sono state premiate le amministrazioni pubbliche che hanno partecipato al premio Lavoriamo Insieme indetto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione in collaborazione con Forum PA

Le iniziative formative nella PA

La programmazione e l’orientamento della formazione devono essere visti come delle vere e proprie leve al cambiamento che, accompagnate al processo di valutazione rigoroso, contribuiscono all’ottimizzazione del processo di modernizzazione. La PA è costituita, in termini formativi, da realtà molto diversificate.Leggi tutto

4 miliardi di oneri in meno. La strada giusta per semplificare è misurare

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Foto di Emilie Eagan

Il tema del rapporto delle imprese con i lacci della burocrazia è sempre attuale e, mentre la Camera di Commercio di Milano pubblica un dizionario italiano-burocratese per aiutare le aziende del proprio territorio ad adempiere agli obblighi amministrativi (stimati in circa 6000 euro l’anno e 27 giorni), sul sito del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione si possono trovare le slide di sintesi dei provvedimenti del 2008 dedicati proprio al taglio ai costi della burocrazia. Risultati di tutto rispetto per quanto riguarda il “taglia oneri” (l’articolo 25 della legge 133/2008, la legge finanziaria): 4 miliardi l’anno, "una piccola finanziaria", come l’ha definita lo stesso Brunetta. Ed è solo l’inizio, come ci ha spiegato Silvia Paparo, direttore dell’Ufficio Semplificazione del Dipartimento della Funzione Pubblica.

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Riforma Brunetta, investimenti, risparmi

Risparmiare o investire? Sembra una domanda retorica parlando della riforma della PA, ma - come vedremo - non lo è poi tanto. Visto che si parla di soldi, partiamo dai numeri.
In questa fine giugno, improvvisamente divenuta torrida, docce fredde sono gradite, ma quella che ci ha propinato l’Eurostat è dura da sopportare: l’Italia si classifica terzultima nel PIL pro-capite tra i 15 Paesi della vecchia Europa, è sotto la media anche nell’Europa a 25 ed è appena sopra la media nell’Europa a 27.
Ci sono avanti tutti, tranne Grecia e Portogallo, con stacchi notevoli rispetto alle storiche economie concorrenti di Francia, Germania e Regno Unito, ma anche rispetto alla Spagna che ci supera di quattro punti.

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Le cause storiche della scarsa efficacia dei fondi strutturali nel Mezzogiorno

L’esperienza dei fondi strutturali nel Mezzogiorno, sebbene abbia contribuito a creare parte della nuova classe dirigente, è stata sostanzialmente insoddisfacente. Massimo Locicero analizza le cause della scarsa efficacia dei cicli di programmazione europea: il dualismo storico tra Nord e Sud del Paese, la mancanza di una politica industriale ed economica preesistente ai finanziamenti, la scarsa partecipazione di banche, imprese e tecnostrutture alle politiche di investimenti.Leggi tutto

Sviluppo del Mezzogiorno: dalla quantità delle risorse alla qualità della spesa

Il tema del Mezzogiorno non riesce ad assurgere, a prescindere da chi governa, a questione nazionale; non è tuttavia possibile pensare che l’Italia possa ambire ad un ruolo portante nell’economia europea e possa competere sui mercati globali con metà del Paese in condizioni di forte arretratezza economica, produttiva ed infrastrutturale.Leggi tutto

Il nuovo modello di rafforzamento delle capacità delle Amministrazioni

Il tema del capacity building (miglioramento delle capacità delle amministrazioni) è da anni al centro delle politiche di sviluppo in Italia, ma i risultati finora non sono stati del tutto soddisfacenti. I fondi di assistenza tecnica alla fine del periodo di attuazione non hanno realmente rafforzato le competenze di governo delle amministrazioni e degli enti attuatori. Quali sono gli elementi di criticità e come affrontarli?

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