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Bye bye banche, il prestito arriva dal basso: è il social lending

Avete sicuramente sentito parlare del social lending, ma a molti non avrà detto molto. E' il nuovo fenomeno nato dalla rete e dalla teoria della condivisione che, mettendo radici in un'altra tendenza in atto, quella del crowdfunding, permette un accesso agevolato al credito a coloro che magari se lo sono visto negare dalle banche. Come è possibile? Un sistema di finanziamento tramite il quale i privati fanno prestiti a privati, con tassi vantaggiosi e su piattaforme autorizzate e monitorate dalla Banca d’Italia. L'autrice di quest'articolo "folgorata dal Social Business di Yunus e della sua Grameen Bank, sempre più desiderosa di conoscere le opportunità di questo strumento di "finanza dal basso", è arrivata all’ideazione del progetto Sociallending. Scopriamone di più.

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Milano, come auto-organizzare la socialità

All'interno delle comunità, la maggior parte dei miglioramenti sostenibili avviene nel momento in cui i cittadini scoprono il proprio potere di agire e reclamare in autonomia quanto hanno delegato ad altri, approfondendo quel civic empowerment su cui prende forma la vera cittadinanza intelligente. Il panorama delle nuove metropoli si pone in linea di continuità con un processo di rivalutazione del cittadino, immesso a pieno titolo tra le componenti della smartness urbana. Affinché la comunità possa immaginare nuove soluzioni per problemi preesistenti, è altrettanto importante che includa nel dialogo degli interlocutori atipici, appartenenti ad esempio a gruppi spontanei e di formazione recente. Questo è il caso di un gruppo di mamme milanesi che, nell'estate del 2014, ha deciso di realizzare un centro estivo totalmente auto-organizzato e autogestito.

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Welfare: scintille di cambiamento in casa nostra

In un momento di crisi e di cambiamenti radicali nel modo di gestire la cosa pubblica anche il sistema di welfare è chiamato a mutare. Il welfare prima inteso come spesa per un’assistenza passiva deve divenire un investimento sociale fornendo alle persone le risorse per re-inventarsi utilizzando la creatività, l’innovazione e la collaborazione civica. Nulla di impossibile, come dimostrano esempi avviati in ogni angolo del pianeta, dalla Florida a Milano.

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La diffusione del Compact inglese a livello locale

La versione originale del Compact - il documento che nel Regno Unito dal 1998 regola i rapporti tra terzo settore e pubblica amministrazione - si rivolgeva esplicitamente ai dipartimenti del governo centrale di Londra e gli uffici decentrati ad esso collegati presenti su tutto il territorio inglese. I governi locali non erano invece citati nel testo e, in linea teorica, non erano quindi interessati dalle previsioni inserite nel documento. Tuttavia è proprio a livello locale che si concretizzano la maggior parte delle relazioni intercorrenti tra organizzazioni del terzo settore e apparato pubblico – alcune rilevazioni parlano di una percentuale che oscilla tra il 70 e il 90% - ed è in questo contesto che le richieste provenienti dalla società civile possono essere percepite con maggiore chiarezza e immediatezza.

Con questo terzo contributo continua l'approfondimento sul modello britannico a cura di Lorenzo Bandera, ricercatore dell'Osservatorio Secondo Welfare.

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Comunicazione PA, Piano Garanzia Giovani: un contest per spot e grafica

Parte la gara web per ideare spot e linea grafica per la campagna di comunicazione integrata che accompagnerà l'attuazione del Piano Italiano per la Garanzia Giovani, il cui avvio è previsto per Gennaio 2014.

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MIUR bando Start Up, approvati 39 progetti per le Regioni del Sud

Sono 39 i progetti vincitori del bando “Start Up” pubblicato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 13 marzo scorso e che ha coinvolto le 4 Regioni dell’Obiettivo Convergenza: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia.

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Il Social Change Weekend sbarca a Taranto dal 28 al 30 Giugno

La città di Taranto ospita dal 28 al 30 Giugno un evento innovativo: Il “Social Change Weekend “, una tre giorni creativa per giovani con tanto talento e idee sociali innovative, veri e propri “future change-makers”. Taranto è il luogo ideale in questo momento essendo, purtroppo, salita alla ribalta delle cronache degli ultimi mesi per una serie impressionante di cattive notizie.

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L’implementazione del Compact all’interno della pubblica amministrazione centrale

"Approvato nel novembre del 1998, il Compact rappresenta la realizzazione dell’impegno assunto da Tony Blair nel corso della campagna elettorale dell’anno precedente: coinvolgere attivamente il terzo settore nella realizzazione delle politiche sociali del Regno Unito. Per diversi anni, infatti, pur ricoprendo un ruolo socialmente ed economicamente importante, le organizzazioni del terzo settore (OTS) non hanno goduto di alcun riconoscimento formale da parte delle istituzioni pubbliche, rimanendo quasi sempre escluse dai tavoli decisionali legati allo sviluppo e implementazione delle public policies del Paese. Proviamo a comprendere come gli apparati del governo centraleabbiano progressivamente fatto propri i principi del Compact, sviluppando misure capaci di migliorare i rapporti istituzionali con le OTS e atti a sviluppare forme di collaborazione sempre più intense con tali realtà".
Continua l'approfondimento sul modello britannico a cura di Lorenzo Bandera, ricercatore dell'Osservatorio Secondo Welfare.

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Il Compact britannico, un esempio positivo di secondo welfare

Come in molti altri Paesi europei, anche in Italia il sistema di welfare si trova oggi soggetto a due grosse pressioni. Da un lato i vincoli di bilancio impediscono incrementi di spesa e impongono importanti misure di contenimento dei costi. Dall’altro lato la continua trasformazione dei bisogni socialirichiede risposte molto complesse e diversificate. In questo senso appare particolarmente interessante un accordo che nel Regno Unito, da oltre 15 anni, regola i rapporti intercorrenti tra la pubblica amministrazione inglese e il terzo settore: il progetto Compact. In questo Dossier a più "puntate", Lorenzo Bandera, junior researcher presso Percorsi di secondo welfare ci guiderà in un’analisi sulla trasferibilità del modello nella realtà italiana.

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L’impresa sociale ci salverà? Verso il modello della filiera sussidiaria

Dopo aver inserito il social business nel Single Market Act, identificandone il carattere necessario per il rilancio della competitività europea, la Commissione gli ha dedicato una Iniziativa comunitaria lanciata lo scorso autunno. La questione al centro dell’attenzione di Bruxelles è bifronte: come integrare social business e social innovation da un lato, come usare i modelli del social business per riabilitare la funzione imprenditoriale in un momento di crisi del mercato, dall’altro. Abbiamo girato le questioni sul piatto a Giorgio Fiorentini, professore all’Università Bocconi e tra i massimi esperti italiani in tema di economia sociale. Dall’impresa sociale come impresa di salvataggio del profit in crisi alla spin–off sociale, ci conferma che si è ufficialmente aperta la stagione del social business. E sulla realtà italiana rilancia: “La prospettiva è quella della filiera sussidiaria”.

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