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Il Piano delle Performance nella Provincia di Brescia.

Angelo Bozza illustra il progetto con cui la Provincia di Brescia ha attuato la Riforma Brunetta, coordinando un laboratorio per sviluppare un modello di gestione del ciclo della performance ed uno strumento informatico a suo supporto. L'obiettivo è quello di integrarlo poi al progetto Elistat. La logica è stata quella di sviluppare un modello condiviso ed uniforme per tutti i Comuni di Brescia, utilizzando indicatori e modalità di rilevazione omogenei, racchiusi in un database pubblico contenente le informazioni di tutti comuni: finora 16 quelli che hanno aderito.

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Riforma Brunetta: l'impegno dell'UPI per il Piano delle Performance nelle Province.

Gaetano Palombelli compie una panoramica sulle iniziative che l'UPI sta portando avanti per l'attuazione della legge 150: il protocollo d'intesa siglato con il ministro Brunetta per l'attività di accompagnamento, la costituzione del gruppo dei direttori generali che ne segue l'attuazione, nonché l'accordo raggiunto con la CIVIT. Con quest'ultima, in particolare, si è deciso di costruire un documento contenente le linee guida su costituzione degli organismi di valutazione, piani della performance e trasparenza.

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Performance nelle Province: necessario intervenire su competenze e motivazione.

Secondo Maurizio Zingoni, con questo convegno si è raggiunto l'obiettivo di iniziare l'analisi dei dati, strumenti a nostra disposizione grazie alla legge 150, necessaria per la riforma delle amministrazioni provinciali. UPI, da parte sua, sta facendo un lavoro di collazione dei suddetti, in modo da individuare quelli più significanti e preparare uno strumento di valutazione che sia coerente e soprattutto oggettivo.

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Per una nuova leadership della dirigenza pubblica

Michel Martone spinge a non enfatizzare la portata del D.lgs.150/09, che nella realtà non ha avuto quell’impatto traumatico che ci si auspicava o si temeva. Il dirigente è chiamato a troppe responsabilità ogni volta che fa qualcosa, ma la responsabilità più importante – quella di risultato – non vale a salvarlo da tutte le altre.

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D.lgs.150/09: verso una ri-pubblicizzazione del pubblico impiego?

Alberto Stancanelli ricorda come negli anni passati l’amministrazione non abbia svolto adeguatamente il ruolo di datore di lavoro, cosa che ha portato alla distribuzione a pioggia degli incentivi e alla mancanza di meritocrazia; a questa situazione però le riforme Brunetta a suo avviso non rispondono in maniera adeguata.

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Nuovi strumenti per il datore di lavoro pubblico

 Antonio Naddeo sintetizza nel suo intervento il percorso di riforma del pubblico impiego, dalle privatizzazioni degli ’90 al D.lgs. 150/09. In questa ultima fase, sottolinea Naddeo, il legislatore è andato a intervenire sui punti in cui è stato carente nella prima fase di riforma: il ruolo dei dirigenti nella valutazione del personale, il ruolo delle sanzioni disciplinari e la ridefinizione dei comparti di contrattazione.

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Public management e produttività

Carlo Dell’Aringa invita a non abbandonare la sfida di trasferire nel settore pubblico le pratiche virtuose di gestione delle risorse umane del settore privato. L’urgenza attuale è quella del recupero di produttività, ma la legge da sola non basta, anzi a volte può essere controproducente nei cambiamenti culturali perché rischia di provocare reazioni contrarie.

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Fattori responsabilizzanti per processi di valutazione reali

Tiziano Treu riconosce come tra il disegno di riforma del pubblico impiego degli ultimi vent’anni e la sua realizzazione ci sia stata una sfasatura dovuta alla mancanza nel settore pubblico di un fattore responsabilizzante analogo a ciò che rappresenta il mercato per il privato. Amministrare la valutazione e gli incentivi è una cosa molto difficile e l’introduzione delle fasce secondo Treu è stata un errore autodistruttivo.

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Sapere organizzativo e fattori istituzionali. Quali opportunità e quali vincoli all’istituzionalizzazione della valutazione

 Mita Marra analizza le problematiche relative alla strutturazione degli OIV nella PA italiana alla luce della sua esperienza di valutazione alla Banca Mondiale e in altre importanti strutture internazionali. La questione centrale è il modo in cui le informazioni acquisite con la valutazione possono portare  a un miglioramento del rendimento della macchina organizzativa. Perché questo avvenga bisogna costruire legittimazione istituzionale dei valutatori rispetto alle linee di responsabilità formali e informali interne agli enti.

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Attivare la valutazione ex-decreto 150/2009: riflessioni da un primo ‘giro’ (nel parco)

 

Alberto Vergani è Presidente dell’Associazione Italiana di Valutazione, nonché Responsabile dell’OIV del Parco Nazionale della Val Grande. Proprio da quest’ultima esperienza Vergani parte per un intervento incentrato sulle considerazioni di tipo metodologico preliminari all’azione di valutazione. Quattro sono le dimensioni della valutazione su cui si sofferma la sua analisi: quella tecnica/metodologica, quella relativa al contenuto, i problemi di cultura organizzativa e le dinamiche relazionali e partecipative.