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I social media spingono il cambiamento organizzativo della PA

La Pubblica amministrazione alza l’asticella della comunicazione 2.0. Superata la prima fase “pionieristica”, la presenza della PA sui social network - condizione ormai ineludibile - pone interrogativi cruciali: in che modo calibrare questi strumenti sulle esigenze reali dell’utente, quali sono le professionalità da cercare o da formare.

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Le sirene di Facebook e l’idea dell’amministrazione

Qualche giorno fa un autorevole gruppo di consiglieri regionali lombardi della Lega Nord, tra cui Bossi (Renzo) e Bossetti (Cesare),  ha presentato un’interrogazione scritta all’Assessore competente per chiedere che venga impedito a tutti i dipendenti della regione l’uso di facebook e dei social network. In sé non sarebbe una notizia e al massimo potrebbe far scuotere la testa l’ignoranza profonda che l’interrogazione rivela, lì dove mischia i social network con la pirateria, “emule” e “altri generi di software per il peer 2 peer”; potrebbe poi strapparci un sorriso l’evocata potenza ammaliatrice delle nuove sirene, quando si lamenta che “molti dipendenti non riescono a resistere alla tentazione di collegarsi ai social network del momento, Facebook e Twitter”. Purtroppo la cosa è più seria ed è per questo, non tanto per prendere in giro il folklore politico di certi consiglieri, che vale la pena di parlarne.

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Social media e customer satisfaction management per le amministrazioni pubbliche

Il webinar che si è tenuto lo scorso 15 dicembre è stata una prima occasione per ragionare, insieme ad interessanti ospiti, sui temi della customer satisfaction in un periodo, come quello attuale, in cui stanno emergendo con sempre più chiarezza, da parte dei cittadini, nuovi bisogni e nuove modalità di partecipazione alla vita pubblica. Bisogni e aspettative che trovano, almeno in parte, accoglienza nel ricorso alle nuove tecnologie, contribuendo a delineare quello che, semplificando, viene definita come cittadinanza 2.0.

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A.A.A. disubbidienti cercasi

Chi si occupa di innovazione cita spesso la suggestiva definizione per cui l’innovatore è un disubbidiente, da cui discende che l’innovazione, organizzativa, culturale, scientifica, non è altro che una disubbidienza riuscita. Una disubbidienza alle procedure obsolete, ai modelli interpretativi dominanti, alle inefficienze in favore di nuove idee e soluzioni.
Ma è proprio perché l'innovatore è un disubbidiente che, spesso, all'interno delle organizzazioni, delle aziende e, soprattutto, della pubblica amministrazione, viene isolato: un visionario che può essere considerato pericoloso per il resto della struttura.

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Dalle comunità di pratiche al social network: affinità e distanze, esperienze nell'impresa privata

I contenuti dell’intervento riguarderanno: le affinità e distanze tra le comunità di pratiche e il social network, gli strumenti per le pratiche di comunità (i blog, gli aggregatori multimediali, gli instant messaging, i personal website), con particolare attenzione alle esperienze nell'impresa privata.