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Costo della politica e stipendi dei parlamentari: siamo a rischio di S.P.V.?

Ho seguito in questi giorni con grande attenzione il dibattito sul cosiddetto costo della politica e sugli stipendi e i privilegi dei parlamentari, per altro riportato anche sul nostro sito. Credo che sia un dibattito assolutamente necessario in un momento di gravi sacrifici per tutti, ma che, se lo semplifichiamo troppo e non ne vediamo i lati meno evidenti ed emotivi, ci può portare completamente fuori strada, innescando invece che una vigile e coraggiosa ragione riformatrice, un empito passionale sterile quanto caduco. Insomma quello che Huxley nel suo “Il Mondo Nuovo” chiama un “surrogato di passione violenta” un S.P.V. appunto, che ci lascia sedati e soddisfatti, mentre tutto va avanti come prima. Un segno del pericolo in questo senso mi è arrivato dal furore polemico con cui sono state stigmatizzate da una parte della stampa le dichiarazioni del Presidente dell’ISTAT, Enrico Giovannini…

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Un new deal per progettare un nuovo ruolo del settore pubblico e una PA che funzioni meglio e costi meno

Ancora le cifre sono ballerine, ma si parla per il prossimo biennio di più di otto miliardi di tagli nelle spese dei Ministeri e di circa altrettanto per gli Enti locali e le Regioni. Forse alla fine qualche taglio sui tagli ci sarà, ma si tratta comunque di cifre enormi che vanno a gravare su bilanci già ridotti dalle precedenti manovre. Di fronte a questa debacle che fare? attendere passivamente che arrivi la falce tenendo il più possibile la testa bassa? provare a spuntare qualcosa a spese dei nostri vicini, come “polli di Renzo” tutti comunque destinati a una brutta fine? oppure provare a rilanciare, a prendere l’iniziativa, a immaginare un altro paradigma, un nuovo e diverso modo di intendere il settore pubblico, un new deal appunto, un “nuovo corso”, che si interroghi su quale modello di amministrazione pubblica serva ora al Paese e rifletta su un nuovo ruolo che il “government” può e deve avere nella società italiana per favorirne la ripresa e per contribuire a rimetterne in moto le energie vitali?

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La PA a caccia di sprechi, ma a tagliare al buio c’è da farsi male

Dopo l'intervento di Mauro Bonaretti e quello di Toni Muzi Falconi, che hanno attivato interessanti dibattiti tra i nostri lettori, torniamo a parlare degli sprechi e dell' importanza di operare dei tagli per ridurli, purchè non si tratti di azioni indiscriminate e cieche, il cui effetto produce risultati disastrosi, che rappresenteremo in un'insolita apparizione a FORUM PA 2010.

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Tagliare gli sprechi, non i servizi

Non è certo che la crisi stia finendo (speriamo, ma i dati sono contraddittori), ma quel che è certo è che le risorse delle amministrazioni, specie quelle locali, sono sempre di meno, mentre la situazione socioeconomica dei cittadini comporta bisogni specularmente crescenti. Da sempre l’unico rimedio possibile, se non si vogliono alzare le tasse, deprimendo ancor più la disponibilità delle famiglie e quindi la domanda, è l’aumento dell’efficienza e la razionalizzazione della spesa. Qui c’è certamente molto da fare, ma ci troviamo in un campo minato: su uno stretto crinale tra la virtuosa eliminazione degli sprechi e la rincorsa a “spendere meno” sempre e comunque che, come ben abbiamo sperimentato, è una scelta a dir poco miope. Due temi in questi ultimi giorni mi inducono a riprendere il tema della qualità della spesa: entrambi abbastanza spinosi.

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