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Ripensare e rivitalizzare gli organismi di Pari Opportuniità

Constatando che l’Unione Europea ha dichiarato lotta aperta ad ogni tipo di discriminazione, Francesca Bagni Cipriani riflette sulla necessità di dare nuova identità e nuova linfa alle iniziative e agli organismi che lavorano specificatamente per la parità di genere. Definendo l’attuale quadro normativo come favorevole ad una intensificazione degli sforzi sul territorio, sottolinea la necessità di cooperazione e sinergia, puntando a fare della parità di genere un elemento di mainstreaming in tutte le politiche.

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Per una nuova politica dei diritti nelle organizzazioni

Daniela Belotti ripercorre brevemente la storia dei Comitati di Pari Opportunità – CPO nella realtà italiana. Partendo dai dati attuali dal mondo del lavoro, ancora non soddisfacenti, auspica da un lato il potenziamento della rete degli organismi di parità attraverso obiettivi comuni, scambio di buone pratiche e azioni di monitoraggio, dall’altro lo studio e l’avanzamento di proposte positive da raccogliere in un Documento comune.

Le politiche di genere come parte integrante della natura antidiscriminatoria dell'INAIL

Nell’INAIL il Comitato delle Pari Opportunità esiste da quasi vent’anni e dal punto di vista del personale dirigente in un decennio la componente femminile è triplicata. Alberto Cicinelli spiega che questo è dovuto al fatto che per un Istituto che si candida a prendere in carico il lavoratore sarebbe un’antitesi culturale non preoccuparsi di creare al suo interno delle condizioni per una politica antidiscriminatoria. Questa politica - continua Cicinelli - costituirà anche il punto centrale del Programma 2007/2009.

L’Inail e le pari opportunità: una storia lunga 18 anni

Nel primo intervento Marco Stancati ripercorre la storia del comitato pari opportunità dell’Inail. Ritiene che il tema della pari opportunità di genere debba essere affrontato perché la presenza delle donne nella PA sono in crescita continua e a questo proposito il telelavoro non è sempre una soluzione efficace. Sottolinea che non esistono modelli in grado di analizzare e rappresentare i cambiamenti in atto.

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Il ruolo delle consigliere: il punto su l'adozione dei piani di azione positiva e sulle statistiche e sui bilanci di genere

Isabella Rauti sintetizza il contributo reso dalle consigliere per la preparazione e stesura della direttiva indicando i due punti di maggiore forza: l’adozione dei piani di azione positiva e le statistiche e i bilanci di genere. Ribadisce inoltre l’importanza dell’equità, della democratizzazione e dell’inclusione sociale auspicando una partecipazione maggiore e più attiva delle donne nelle fasi decisionali e nelle posizioni apicali.

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