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Gravi ritardi: urge un nuovo modello di governo urbano per il Paese

l nostro Paese ha fatto molto e ha investito già tantissimo, ma dove sono i risultati? Il censimento riporta più di 4 miliardi investiti in progetti smart, ma la troppa frammentazione non rende conto di questo impegno anche finanziario. Probabilmente, a monte di tutto, un modello di governo delle città che non aiuta, essendo strutturalmente organizzato in silos. Quindi è necessario, ragionando in una logica futura, trovare delle soluzioni per trasformarlo.

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Le reti progettuali

Le città, pur occupando soltanto il 3,5% delle terre emerse, consumano più del 75% delle risorse di tutto il pianeta, ma non sono solo luoghi di consumo, ma anche importanti luoghi di produzione (conoscenza, servizi, etc). I modelli amministrativi delle nostre città continuano ad essere inadatti perché ancora di stampo napoleonico, verticalizzati e organizzati in silos: la realtà è completamente diversa.

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Una proposta di riassetto per il governo del territorio

In questo interessante intervento del Ministro per gli Affari Regionali e delle Autonomie Graziano Delrio, si propone una riorganizzazione delle amministrazioni locali che renda più prossime le istituzioni ai cittadini, sulla scia del ddl relativo al riordino territoriale che lo stesso Ministro ha proposto e di cui parliamo anche in questo editoriale del nostro presidente.

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Città metropolitane: grande opportunità, ma ancora enormi deficit

Oggi la competizione è tra sistemi locali, non vince l’azienda ben organizzata, ma i diversi sistemi esistenti se integrati e coordinati. I 2/3 del Pil sono localizzati nelle città metropolitane, come anche le iniziative di innovazione, ma c’è una grande contraddizione al loro interno, divise come sono tra potenzialità e arretratezza. Secondo Enzo Bianco, Sindaco di Catania, è insopportabile il deficit della governance e dei meccanismi istituzionali di queste aree urbane.

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Città metropolitane: un processo condiviso e un lavoro culturale

Intervenendo all'incontro "Programmazione europea e città metropolitane" in programma a SCE 2013, il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano denuncia la mancanza di una strategia nazionale che guidi il processo costituente delle città metropolitane. Un vuoto che ha delle ricadute importanti sul territorio, alimentate da una situazione di incertezza dovuta anche alla frammentazione delle compentenze.

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Una strategia nazionale per lo sviluppo urbano

Secondo Valentino Castellani, Vice presidente di Torino Strategica, occorre superare l’alta frammentazione del nostro paese. Il piccolo comune all’interno dell’area metropolitana ha dei vantaggi in termini di funzioni e servizi, ma bisogna costruire un “pensatoio” nazionale delle politiche urbane per mettere insieme nicchie di eccellenza (amministrazione, centri di ricerca, università) e proseguire step by step.

La smart City va oltre la sfera politica

È importante lavorare sui modelli istituzionali. È necessario allargare i confini, collaborare e non comprimere l’identità delle comunità locali. Secondo Mauro Bonaretti, Capo di Gabinetto del Ministro per gli Affari Regionale e le Autonomie, una smart city nasce solo se vi sono progettualità, sfide strategiche, software e hardware per competere con le altre città europee. La legge deve essere il quadro di opportunità e opzioni, poi saranno gli attori sul territorio a decidere come muoversi.

Città metropolitane: i fondi UE come supporto alle politiche

Secondo Marco Magrassi, Coordinatore per le politiche urbane dell’Unità di Valutazione degli investimenti pubblici del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero Sviluppo Economico, sulle 14 aree metropolitane ricadono 41,8miliardi di fondi. Tuttavia solo l’1% di questi viene gestito direttamente dai Comuni e solo su questo hanno impegnato e concretizzato le loro azioni. Occorre che tutte le città metropolitane utilizzino i fondi UE, non solo negli ambiti tradizionali, ma anche in quelli metafisici.

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Le città delle moltitudini

Il sociologo Aldo Bonomi nel suo intervento approfondisce e inquadra la questione delle nuove convivenze all’interno delle aree metropolitane in un contesto più ampio caratterizzato dal contrasto tra cultura del comando e cultura della accompagnamento in una società dai mezzi abbondanti e dai fini incerti che si confronta con la complessa relazione fra i territori e i flussi transnazionali che li attraversano.

Città e nuove convivenze: le analisi, il governo, l’impegno e le esperienze per la città delle moltitudini

Le città sono un insieme diverso di soggetti, interessi e singoli più o meno variamente associati; insomma un arcipelago di isole unite da interessi e fortemente in movimento. Carlo Mochi Sismondi, introducendo il convegno "Città e nuove convivenze", sottolinea come negli ultimi anni questo fenomeno di trasformazione e "mobilità" delle città si sia accentuato, anche per via dell'entrata in scena di nuovi soggetti che, sempre più numerosi, stanno influenzando la percezione del quotidiano: basti pensare al fenomeno dell'immigrazione.Leggi tutto