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Antonio Samaritani su il Piano di Crescita digitale: "Ora si lavora sui contenuti"

Il neo Direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale sceglie FORUM PA 2015 per presentare in anteprima la vision del suo mandato e quali saranno le prime azioni di questa nuova direzione.

Azioni di razionalizzazione infrastrutturale, implementazione di piattaforme abilitanti su cui viaggeranno i servizi della PA e strumenti “acceleratori”. C’è una strategia e un percorso che si delinea da oggi in materia di agenda nazionale digitale.

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Un'agenda digitale per le Smart Community realtà e prospettive

L’officina ha evidenziato i principali obiettivi e linee d’intervento di un progetto volto allo sviluppo di una smart community basata sulla crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in coerenza con quanto previsto dal piano strategico “Europa2020” e con gli orientamenti del Codice dell’Amministrazione Digitale.

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Come far ripartire l'E-Government e perchè

Il video del keynote è disponibile su innovatv.it a questo link.

Il progetto Addme per l'e-inclusion.

Lorenzo Orlandi spiega che Addme è una rete paneuropea che riunisce in una comunità di pratica, per la condivisione e progettazione di attività, enti, organizzazioni e istituzioni impegnati nell’aiutare i gruppi vittime del digital divide o socialmente svantaggiati a diventare i principali beneficiari di servizi a cui hanno diritto. Scopo del progetto, parte dell'Agenda Digitale Europea, è l'e-inclusion, mirando tra l'altro all'accrescimento dell'e-capacity.

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Il progetto CEMSDI per l'inclusive e-governance.

Nel primo intervento Anjeza Saliaj illustra il progetto CEMSDI, creato all'interno dell'Agenda Digitale Europea sul tema dell'inclusive e-governance, parola da cui si evince che il target sono i funzionari pubblici coinvolti in prima linea nella fornitura di servizi a cittadini e imprese. Obiettivo del progetto: implementare l'Agenda Digitale Locale per le piccole comunità, colmando il divario digitale, in modo da poter rendere più efficienti i servizi della PA.

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L'importanza del cittadino per il network NET-EUCEN.

Il progetto NET-EUCEN, all'interno dell'Agenda Digitale, si occupa della gestione di soggetti interessati all’egovernment e alla modellazione dei servizi per gli utenti, con focus sulle politiche di inclusione e di utilizzo di servizi on line.

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Le tematiche dell'Agenda Digitale per l’Europa.

Francesco Niglia spiega che Agenda Digitale Europea, Action Plan sull'egovernment e dichiarazione di Malmöe stabiliscono le priorità da seguire da parte della Pubblica Amministrazione ma anche dei governi, per far in modo che le tecnologie informatiche siano utili a cittadini ed imprese, con implicazioni non solo tecniche bensì anche legislative.

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Opportunità e punti di attenzione nell’implementazione del Cad e nel nuovo sviluppo del SPC

Per Francesco Tortorelli l’interoperabilità è un tema vastissimo che tocca ambiti molto ampi e differenti ed è anche per questo che il presupposto per realizzarla è quello di lavorare con un approccio sistemico sia a livello tecnico sia a livello di governance. In Europa la Digital Agenda impegna i Paesi membri per i prossimi 10 anni ad effettuare politiche coerenti con i principi in essa contenuti, compreso quello di realizzare un’infrastruttura per l’interoperabilità (programma ISE).

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Riconoscere il valore dell'economia digitale

Nel suo intervento Marco Camisani Calzolari illustra come dietro il mondo digitale ci sia un sostrato assolutamente concreto: solo in Italia ogni mese 25 milioni di persone navigano su internet e nel 2010 nel nostro Paese l’internet economy valeva il 2% del PIL, quanto l'agricolutura, (31 miliardi diretti e 17 miliardi di indotto), ma si prevede che nel 2015 raggiungerà 77 miliardi di euro. Ciononostante in Italia metà della popolazione conosce il digitale solo attraverso i media tradizionali, in maniera approssimata e preoccupata.

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Fiducia e sicurezza: rettifiche in situ

Stefano Quintarelli presenta la propria proposta per l’Agenda Digitale che affronta il tema della diffamazione on line. Le tecnologie della rete tendono, infatti, a privilegiare le notizie diffamanti (sono quelle che hanno maggiore eco) rispetto alle rettifiche. La proposta è quella di rendere obbligatoria la rettifica in situ, ovvero rettificare una notizia falsa non producendo un’altra news, ma andando a modificare quella stessa pagina che conteneva la prima notizia falsa. Un piccolo cambiamento che non avrebbe costi, ma che tutelerebbe i diritti delle persone diffamate.