Editoriale

PA o SPA?

Premetto che non dirò una parola su fatti e circostanze che dovrebbero essere lasciati esclusivamente all’attenzione della magistratura. Non degli scandali veri o presunti,  quindi, voglio parlare, ma del grande rischio per l’azione di riforma della pubblica amministrazione (che è il solo tema di cui mi occupo appassionatamente da vent’anni) che deriva dalla tentazione di usare la circolazione extracorporea, data dalle ordinanze di emergenza o di grande evento, per evitare la strada regolare e certamente perfettibile dell’azione amministrativa.

Ovviamente non parlo delle emergenze gravi, improvvise e imprevedibili, per cui è più che ragionevole avere decisioni rapide che, per brevi periodi, siano in deroga alle procedure usuali. Mi riferisco invece a tutte quelle circostanze previste o addirittura già conosciute nei dettagli, siano essi grandi eventi in calendario da lungo tempo o situazioni di grave disagio, anch’esse ben individuate nelle loro caratteristiche e nelle loro cause, colpevoli o colpose che siano.
La tentazione in molti casi di fare a meno dei lacci e laccioli, dati dalle norme che regolano l’azione delle pubbliche amministrazioni, è forte: i disagi premono, i cittadini protestano, i tempi stringono, le scadenze si avvicinano, i finanziamenti sfumano… e così via.

Può essere che per anni non si faccia nulla per un evento sportivo in calendario già da un lustro, può essere che eventi internazionali di grande portata non abbiano visto un’adeguata preparazione da parte delle strutture ordinarie delle amministrazioni competenti, può essere che pezzi importanti del nostro patrimonio naturale o culturale vadano in malora. Allora la tentazione della scorciatoia è grande: è meglio un commissario che con poteri in deroga tagli le procedure o è meglio fare una figuraccia internazionale? È meglio un commissario o non tenere i mondiali di ciclismo? È meglio un commissario o rischiare di veder venir giù il Palatino e mezza Roma archeologica? È meglio un commissario o strutturare le amministrazioni anche locali per renderle capaci di valutare i rischi del nucleare o dei vulcani presenti da millenni?

In questo momento non mi interessa sapere se poi di questi poteri eccezionali si sia abusato o meno; se ci abituiamo che quando il gioco si fa duro la procedura amministrativa ordinaria debba farsi da parte,  io credo che siamo di fronte ad un grave problema per la democrazia.
Credo che così vada a farsi benedire buona parte della pressione e dell’urgenza di avere una PA all’altezza dei bisogni del Paese.

Se invece di pretendere dalle istituzioni che siano efficaci ed efficienti, che si dotino di procedure con tempi certi, che rendano conto ai cittadini di come sono spesi i loro soldi diciamo loro “scansati e lasciami lavorare”, come potranno migliorare?
Se invece di sanzionarle quando sbagliano, di dotarle dei mezzi di cui hanno bisogno, di creare le condizioni istituzionali per cui possano operare insieme ai diversi livelli di governo le esautoriamo, come potranno costruire in autonomia e responsabilità le condizioni della fiducia?

Quel che voglio dire è  ben espresso nell’intervista che il Sottosegretario Bertolaso ha rilasciato sabato scorso a “Il Messaggero” (è sul sito della protezione civile ). Tra l’altro dice “II potere significa forse ricevere un incarico per fare degli interventi? lo faccio, ma non per interesse personale. Lo faccio quando, in un Paese purtroppo un po’ arrugginito per quello che riguarda le procedure e le cose concrete da fare, serve la Protezione civile per superare quegli ostacoli di natura burocratica che fino ad oggi hanno impedito la realizzazione di infrastrutture importanti(il neretto è mio).
Ecco io non sono d’accordo. E non perché non veda i limiti di questa burocrazia, né le sue lentezze, né i tanti passi ancora da fare per la semplificazione e la trasparenza, ma proprio perché questi ostacoli li vedo e credo che vadano superati e in fretta e non aggirati.

Non di SPA di capitale pubblico e di diritto privato abbiamo bisogno, ma di PA lungimirante nel suo stare al timone e di un mercato di imprese oneste che sappia stare ai remi.

 

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Commenti

PA SPA

Non sono d'accordo che per semplificare, in particolare eludendo i controlli specifici per la PA, si debba ricorrere alle SPA (di stato o meglio di governo visto come viene gestito da molti anni il NOSTRO paese).
In ogni caso non capisco come solo a sentirne parlare non abbia dato le dimmissioni il loquace ministro Brunetta e come mai non venga chiuso per fallimento il Ministero della Semplificazione Amministrativa gestito dal quell'elegante e raffinato oratore del ministro Calderoni.
Sergio

Delegittimazione dei soggetti locali

Aggiungerei a queste considerazioni, che condivido in pieno, il problema della totale delegittimazione dei soggetti locali. La questione non riguarda, ovviamente le vere emergenze, quelle a cui occorre offrire una risposta rapida e un reale "subsididium" a chi non può farcela da solo (è il caso de l'Aquila). La logica dell'emergenza oggi si applica anche ex-ante, nella convinzione, ormai pregiudiziale, che il territorio non sia in grado di partecipare attivamente alla gestione di grandi progetti e di grandi eventi. Meglio sarebbe definire
per tempo meccanismi premiali e sanzionatori rispetto al mancato raggiungimento di un obiettivo che può essere di interesse ampio, extra-locale, anche nazionale, in alcuni casi. La verticalizzazione dei poteri operativi mortifica le autonomie, le delegittima, le rende meno efficienti e deresponsabilizzate nella gestione del post-evento. Il risultato è spesso il raggiungimento dell'obiettivo estemporaneo e la riproduzione, nel tempo, dei fattori che hanno prodotto la crisi di fiducia nell'operato dei soggetti locali. Una crisi di fiducia che viene dal basso, dai cittadini e dalle imprese locali, e dall'altro, dai decisori centrali. Ciò coincide con una progressiva erosione di capitale sociale, in una spirale che tende a riprodursi e ad alimentarsi nel tempo.

Marco Baldi

commento a PA o SPA?

Nel condividere i contenuti dell'editoriale di Mochi Sismondi, vorrei aggiungere che il Terremoto del Friurli vide un successo del Sistema Protezione Civile e delle Istituzioni locali con la istituzione del Commissario di Governo, mosso dalla negatività dell'esperienza Belice. In quel periodo, la Pr.Civ. non era certo una SPA, ma adottò sistemi e procedure tali da poter decidere rapidamente, gestendo anche la "trattativa privata" e "le regole della "contabilità speciale": tutte regole già scritte e aiutate da Ordinanze che ne autorizzavano il ricorso. Inoltre, deve anche dirsi che dopo alcuni mesi dall'inizio dell'emergenza fu anche emessa una ordinanza che sanava, eventuali e possibili, "errori procedurali" dei primi 100 gg..
Con questo rispolverare la memoria, vorrei chiarire a tutti che i sistemi di gestione dell'emergenza sono già scritti e che è necessario "conoscerli bene" per poterli usare, ma è certamente più comodo scegliere, nell'emergenza, "Soggetti" (enti o singoli) che, magari, poco niente sanno di PA e delle sue regole e, dando loro la connotazione giuridica di SPA e di poteri simili al General Contractor vadano a gestire situazioni dove la "tentazione" di "favorire" amici e amici degli amici sia la prima a destare interesse politico, in un momento in cui mancano i soldi anche per fare la consueta manutenzione ordinaria.
Concludo, dicendo che, anch'io come il Sismondi per anni mi sono interessato di riforma della PA ed ho partecipato a diversi casi di emergenza nazionale, come Protezione Civile, ed ho sempre sostenuto che il Corpo della Protezione Civile debba essre un Corpo Nazionale formato da Soggetti esperti, cioè che abbiano dimostrato di avere acquisito la necessaria esperienza per popter gestire le emrgenze e non da improvvisati messi lì dal politico di turno o dal Capo della Protezione Civile pressato dal politico di turno o perchè è il suo amico (vedasi anche il Commissariamento di San Giuliano, ad esempio, che ci riporta proprio a casi simili).
Altro sono, ovviamente, le Opere Pubbliche di un certo interesse e complessità e altro sono i Grandi Eventi, per i quali esistono regole che bisogna dimostrare, anche qui, di saper usare e nei tempi giusti e non ridursi come per il Giubileo 2000 in cui le approvazioni dei progetti avevano preso tempi lunghi, non stimati, e, poi, i cantieri, cioè, le imprese dovevttero correre per rispettare l'ultimazione dei lavori nel dic 2000. Prima di programmare le Opere è necessario che il politico di turno si ponga a capire di cosa sta parlando, in modo sistemico e non solo pensando agli amici ed ai voti che potrebbe ricavarne. Attenzione! Qui ne va, non solo la democrazia, ma anche il futuro del nostro mondo professionale e imprenditoriale.Grazie

Per una P.A. desiderosa di fare

Carlo Sismondi ha azzeccato in pieno il problema! Non si mette la macchina amministrativa in condizione di lavorare per poi permettere ai soliti furbi di ergersi ad EROI.
Dateci gli strumenti per operare meglio e vi dimostreremo cosa siamo capaci di fare.
Invece di dibatterci in una melma di leggi e leggine ingestibili, incoerenti, contraddittorie, fate chiarezza.
Non serve un Bertolaso SpA, servono regole chiare per gestire il proprio compito al meglio senza inganni.
Viceversa saremo tutti sempre in attesa dei vari Messia... delle varie false emergenze... del Fare quando basterebbe Ragionare.
Buon Lavoro e complimenti per gli stimolanti contributi.

Emergenza/Urgenza

volevo solo riportare due battute sentite ieri sera dalla bocca dei diretti interessati:

Bertolaso:" ...chi suona, stona; chi non suona, critica"
D. Antiseri:"...in democrazia comanda la Legge.....e il potere sta nel controllo del rispetto delle regole"

aggiungo: le stonature sono previste dalla "imperfezione" umana, non esiste nessuno che non commetta errori.
Le critiche sono fondamentali per riconoscere gli errori e poterli correggere.Tutto sta nel fondare le critiche su regole certe, condivise e stabilite "a priori" e non sul chiacchericcio qualunquista, becero, partisan....

Solo una battuta

Se la PA si comportasse come una SpA non servirebbe creare la PA SpA.
Non è un gioco di parole.
La SpA, risponde agli Azionisti sia nei conti che nei risultati, e se i conti non quadrano o i risultati non ci sono i responsabili ben identificati sono manadati a casa con disonore.
Nella PA e nella Politica che guida o è a rimorchio della PA non accade mai.
Attilio A. Romita

Solo una contro-battuta.....

...se sono mandati a casa con lo stesso disonore dei vertici manageriali che stavano facendo fallire la FIAT anni fa (ossia liquidazioni stratosferiche a fronte di tante persone con a rischio il posto di lavorio per scelte al vertice che erano fallimentari), forse la S.p.A non è poi così meritocratica....e nemmeno cisì utile al cittadino.
Inoltre, la maggior parte delle S.p.A di questo tipo figurano interamente o per la maggior parte partecipate dallo Stato, e spesso (se non erro), ed il loro operato non è affatto esente da critiche (vedi CONSIP et similia).
Onestamente non vorrei che la parola S.p.A fosse vista come una sorta di "bacchetta magica" per trasformare il metallo in oro........perchè in questo caso si rischia di ridurre una problematica seria ad una "battaglia di slogan" che avranno un sicuro effetto mediatico, ma i cui benefici per il cittadino sarebbero tutti da dimostrare.....